Gli NPL e i crediti deteriorati

NPL e crediti deteriorati

Sentiamo sempre più frequentemente parlare di NPL e, più in generale, di crediti deteriorati.
Sostanzialmente ci riferiamo ad una particolare categoria di crediti che risultano molto difficili da estinguere e, di conseguenza, la loro riscossione non è certa.
Queste situazioni di difficoltà si possono verificare quando c’è una situazione economica del Paese “complessa”. Ma anche per una valutazione “errata” del beneficiario del credito.
In Italia, dopo la crisi del 2008, si è raggiunto un livello particolarmente elevato di crediti deteriorati, si parla infatti di circa 350 miliardi, quasi un terzo del sistema europeo.
In più la scarsa liquidità del mercato secondario e la poca efficacia dei processi giudiziari, in riferimento alle tempistiche per il recupero dei crediti, hanno ulteriormente peggiorato la situazione.
Ma entriamo nel dettaglio e spieghiamo come nascono, cosa sono e come si acquistano.

Cosa vuol dire NPL

NPL è l’acronimo di Non Performing Loans, e il significato letterale è “prestiti non performanti“.
Si tratta di prestiti emessi da banche, per questo non parliamo di piccole somme.
La loro caratteristica consiste nell‘incertezza dell’adempimento del debitore: non solo in riferimento alla totalità del rimborso, ma anche per la parte relativa agli interessi.

Gli NPL costituiscono una delle tre categorie di Non Performing Exposures (NPE) , cioè esposizioni creditizie deteriorate.
Vediamo come sono state classificate da Banca d’Italia:

  • Esposizioni scadute (PD – Past Due): quando dalla loro segnalazione sono scadute da più di 90 giorni.
  • Inadempienze probabili (UTP – Unlikely To Pay) quando per la banca risulta improbabile che il debitore adempie alla totalità delle obbligazioni creditizie.
  • Sofferenze (NPL – Non Performing Loans).

Quindi gli NPE sono delle esposizioni verso soggetti (debitori) in difficoltà di pagamento.

Il fenomeno dei crediti deteriorati negli anni

Abbiamo detto che gli NPL, e in generale i crediti deteriorati, nascono quando vi è una difficoltà economica tale per cui persone o imprese non riescono ad adempiere al pagamento dei prestiti ricevuti.
Si trovano quindi in stato d’insolvenza. Non dimentichiamo che il creditore è in genere l‘istituto bancario.

La vera crisi dei crediti deteriorati è sorta nel dopoguerra, ma ad aggravare la situazione è, tutt’oggi, la lentezza della burocrazia della giustizia italiana, soprattutto in riferimento al recupero crediti. Per questo motivo dopo il 2015 il governo ha emanato delle leggi per cercare di accorciare le tempistiche, snellendo il più possibile tali procedure.

Ovviamente se aumentano i crediti deteriorati si avranno conseguenze negative per le singole banche, sotto forma di compressione degli utili e, quindi, anche una minore capacità di recuperare nuove risorse sul mercato, generando così malfunzionamenti nel sistema della barca per quanto riguarda l’allocazione del credito.

Il processo di cartolarizzazione e l’acquisto dei crediti deteriorati

Iniziamo col dire che la cartolarizzazione di un NPL è lo strumento più utilizzato dalle banche per liberarsi dei crediti deteriorati.
Più precisamente lo strumento della cartolarizzazione serve per “trasformare” i crediti insoluti in titoli obbligazionari. Si trasforma così in obbligazione. Cioè in un titolo che permette al suo possessore di ottenere il pagamento di una somma di denaro.
Una volta trasformati e inseriti sul mercato, si consente ai futuri acquirenti di poter incassare il diritto di credito contenuto nell’obbligazione stessa.

Vediamo quali sono gli step per l’acquisto dei crediti deteriorati.

  1. La banca cedente (definita originator) deve informare i potenziali acquirenti dell’intenzione di cedere i propri crediti.
    Tuttavia non esiste ad oggi una procedura istituzionale che consenta ai soggetti interessati all’acquisto di informarsi in modo trasparente sui crediti messi in vendita. Per questo esistono dei soggetti intermediari alla vendita che hanno il compito di dare maggiori dettagli sulla vendita agli interessati.
  2. Una volta informati sui dettagli, gli acquirenti possono manifestare un interesse ad esaminare il portafoglio di crediti ceduti.
  3. Dopo le analisi del caso, e se interessati, si apre la fase di presentazione delle offerte di acquisto. L’acquirente così si impegna in un’offerta di acquisto per diventare il nuovo proprietario del portafoglio.
  4. Dopo che la banca valuta le offerte, sceglie quella più vantaggiosa, e viene stipulato il contratto di cessione, dove sono inseriti tutti i dettagli dell’operazione.
    Una volta firmato, la cessione del credito deteriorato è terminata.

NPL e UTP

Gli UTP, ovvero Unlikely To Pay, tradotto con “difficile che paghi”, è un’altra tipologia degli NPE. In questo caso il rischio di insolvenza è solo potenziale, ma è probabile che si verifichi. Possiamo definirli come un’allerta, in quanto non siamo certi che il debitore non sia in grado di onorare il proprio debito.

Quindi il rischio associato agli UTP è ovviamente inferiore rispetto a quello degli NPL. La differenza tra NPL e UTP è proprio la certezza o meno del pagamento in capo del debitore.

Chi può acquistare NPL e crediti deteriorati?

Nel momento in cui viene richiesto alla banca la cessione di un credito, bisogna ovviamente effettuare una valutazione, in cui vengono analizzate tutte le informazioni che potrebbero definire o meno il rischio di insolvenza.

Come indicato in questo articolo, potrebbe accadere che venga emesso un credito ad un soggetto che non sia in grado di adempiere al pagamento ricevuto. A questo punto la banca, quando si ritrova di pratiche NPL e crediti deteriorati, ha due scenari:

1. può o provare a recuperare il debito per suo conto,

2. può venderle ad una società terza che si occuperà successivamente del recupero. In questo ultimo caso infatti potrebbe capitare di ricevere delle comunicazioni in merito al proprio debito da un soggetto diverso. Ciò significa che la banca ha ceduto la pratica e che ora la nuova società è titolare del debito.

NPL nel settore immobiliare

Gli NPL sono dei crediti delle banche (come mutui, finanziamenti e prestiti) che si verificano quando i debitori non riescono più a ripagare del tutto.
Nel settore del real estate, l’immobile ha una funzione di garanzia sullo stesso credito richiesto. Nel senso che le banche, al posto che gestire in prima persona la vendita degli immobili a garanzia dei crediti che devono essere ceduti per coprire il debito, scelgono di affidarli a soggetti terzi in grado di gestirli al meglio.
È importante per la banca liberarsi di questi crediti deteriorati al più presto, stimolate anche dalla stessa BCE, per alleggerire il bilancio sorto da queste attività incerte.
Lo scopo è quello di ricevere in cambio una liquidità certa, spostando così il rischio agli investitori istituzionali che acquistano successivamente il credito.

Gli NPL rappresentano un’alternativa nell’ambito degli investimenti immobiliari. Soprattutto dopo la pandemia da Covid-19, l’economia globale ha subito ingenti perdite. Molti debitori non riescono a portare avanti i loro impegni presi con le banche.

Considerando il settore immobiliare, l’investitore, che subentra al creditore, libera il debitore del suo debito insoluto. L’istituto di credito ha tutto l’interesse a liberarsi di parte di crediti deteriorati in cambio di un’entrata certa, anche se con importo minore di quello di partenza.
Così facendo le banche sono soddisfatte e gli acquirenti hanno in possesso un immobile a un prezzo vantaggioso.

Non dimentichiamo che l’acquisto di un credito immobiliare è una pratica vantaggiosa ma che comporta dei rischi.

Quindi perché acquistare un NPL immobiliare?

  • ci si può trovare nelle condizioni di acquistare un immobile con un prezzo vantaggioso;
  • l’immobile può essere riqualificato con appositi interventi per aumentare il valore di mercato;
  • i creditori si liberano di un credito insoluto, ottenendo anche un ritorno certo;
  • i debitori non vanno incontro o interrompono le procedure giudiziarie a tutela del credito.

Conclusioni

Come sottolineato in precedenza, è necessario per il bene del Paese ridurre l’elevato stock di NPL. Le possibili soluzioni sono due:

  • adottare come in altri paesi europei strumenti severi di vigilanza;
  • definire i mercati secondari: anche se le banche possono trasferire i loro crediti a investitori non bancari, spesso questi mercati non sono abbastanza sviluppati. E, come è successo in passato, situazioni di crisi possono comportare l’aumento di crediti deteriorati.

IL Presidente del Consiglio di vigilanza della BCE, Andrea Ernia, ha suggerito una soluzione per risolvere il problema: la costituzione di una società europea di gestione che si occupi specificatamente di questo tema.

Comunque a tutela del mercato, l’UE ha recentemente definito un piano di azione su tre settori: vigilanza bancaria, riforma dei regimi di insolvenza e recupero dei crediti e sviluppo dei mercati secondari.

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